Objectification on social media

The importance acquired by the social networks and by the word-of-mouth on influencing the choices of the fashion market is reported and discussed on the various researches and reports. At the same time, using a Jung’s term, all of this has a shadow. The revolution and the power of new media carries some aspects, somehow not so sure. They must be understood in order to better manage and in an ethical way a world that is now part of our daily reality. Going through the value of knowledge, the only field at my disposal to be able to analyze the phenomenon; I take as a starting point the theory developed at the end of the last century in the 1997. Fredrickson’s and Roberts’s theory of the objectification. It describes how, sexual objectification is the mechanism by which we tend to see, use and / or evaluate a human being as an object.

Recognizing its physical and sexual attraction as the main value.

Social pressure, which plays a fundamental role, describes what are the parameters to create, preserve, maintain and improve one’s appearance. Defining an ideal theme for women: thinness. And for men: the muscles. The media play a crucial role in exposing images, texts, sounds and experiences of objectification. Look at an example below.

Moradi in the 2011, starting from Fredrickson and Roberts, develops the self-objectification theory. According to the researcher, the experiences of objectification lead to an interiorization of the ideals of beauty and to the development of the fundamental importance of how one “appears”. The psychological mechanism of self-objectification translates cultural objectivist experiences into psychological and behavioral characteristics that affect mental health and individual well-being.

At this point, cognitive and behavioral components act in an integrated way in the management of social media, for example. Where the publication of contents is selected in a manic way with the aim of pursuing the internalized ideal. It’s easy, look at below.

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So building a virtual identity, most likely more gratifying than the real one, but that can only exist on the media. The reactions of the two “worlds”, often in contrast, the likes and positive comments of the social media do not replicate in real life, making the experience more and more frustrating.

It’s right to highlight that this mechanism is functional exclusively to the market and to the consumption logic. Creating something to unattainable, it’s very important to having a continuous flow of purchases.

In conclusion, the use of the most common social media represents an extraordinary opportunity as a possible way to make us unhappy.

 


 

L’importanza acquisita dai social e dal word-of-mouth nel condizionare le scelte del mercato del fashion, è riportato e discusso i diverse ricerche e report di settore. Allo stesso tempo, usando un termine di derivazione junghiana, tutto questo ha un’ombra. La rivoluzione e la potenza dei nuovi media porta con se degli aspetti, in qualche modo non così sicuri. Essi vanno compresi per gestire al meglio e in modo etico un mondo che è ormai parte della nostra realtà quotidiana. Passando attraverso il valore della conoscenza, unico ambito a mia disposizione per poter analizzare il fenomeno; prendo come punto di partenza una teoria che viene sviluppata alla fine del secolo scorso nel 1997. La teoria dell’oggettivazione di Fredrickson e Roberts. Essa descrive come, l’oggettivazione sessuale è quel meccanismo per cui si tende a vedere, usare e/o valutare un essere umano come un oggetto. Riconoscendo ad esso come pricipale valore la sua attrattiva fisica e sessuale. La pressione sociale, che gioca un ruolo fondamentale, descrive quelli che sono i parametri per creare, preservare, mantenere e migliorante il proprio aspetto. Definendo un tema ideale per le donne: la magrezza. E per gli uomini: i muscoli. I media, ovviamente, svolgono un ruolo cruciale nell’esposizione a immagini, testi, suoni ed esperienze di oggettivazione.

Moradi nel 2011, partendo da Fredrickson e Roberts, sviluppa la  teoria dell’auto-oggettificazione.  Secondo lo studioso, le esperienze di oggettivazione conducono ad una interiorizzazione degli ideali di bellezza e allo sviluppo dell’importanza fondamentale di come uno “appare”. Il meccanismo psicologico dell’auto-oggettificazione traduce le esperienze oggettivanti a livello culturale, in caratteristiche psicologiche e comportamentali che influiscono sulla salute mentale e sul benessere individuale.

A questo punto, componenti cognitive e comportamentali agiscono in modo integrato nella gestione ad esempio dei social media. Dove la pubblicazione dei contenuti è selezionata in modo maniacale con l’obiettivo di inseguire l’ideale interiorizzato. Costruendo così una identità virtuale, molto probabilmente più gratificante di quella reale, ma che può esistere solo all’interno del media. Le reazioni dei due “mondi”, spesso in contrasto, i likes e i commenti positivi dei social non si replicano nella vita reale, rendendo l’esperienza sempre più frustrante.

È doveroso evidenziare che questo meccanismo è funzionale esclusivamente al mercato e alle logiche di consumo. Creare qualcosa di irraggiungibile è molto importante per avere un flusso continuo d’acquisti.

In conclusione, l’uso dei più comuni social media, rappresenta una straordinaria opportunità quanto un possibile modo per renderci infelici.

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